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Come memorizzare i vocaboli inglesi: un metodo in quattro passi

Chiunque abbia studiato inglese a scuola conosce la scena: la lista di vocaboli imparata a memoria per la verifica, e una settimana dopo quasi più niente. Non è colpa della memoria. È il metodo: rileggere una parola finché “entra” è uno dei modi meno efficaci per farla restare. Ecco un metodo in quattro passi, ognuno sostenuto da ricerche precise.

Passo 1: scegli i vocaboli giusti

Non tutte le parole valgono uguale. In inglese, le 1000 famiglie di parole più frequenti coprono tra il 78% e l’81% delle parole di un testo scritto e tra l’81% e l’84% del parlato (Nation, 2006). Una famiglia è una parola con le sue forme: play, played e player contano come una sola.

Il consiglio pratico: all’inizio, segui un elenco ordinato per frequenza, non per argomento. “I mobili della cucina” può aspettare; “volere”, “già” e “ancora” no. Se vuoi sapere fin dove arrivare, leggi quante parole servono per capire una lingua.

Passo 2: aggancia ogni parola a un suono italiano

Una parola nuova, per la memoria, è solo una sequenza di suoni senza appigli. Il metodo della parola chiave gliene dà uno. Si cerca una parola italiana che somigli al suono di quella inglese, poi si costruisce un’immagine in cui la parola chiave e il significato fanno qualcosa insieme.

Richard Atkinson e Michael Raugh lo misero alla prova a Stanford con il russo. Il loro esempio: zvonok, campanello, ricorda l’inglese oak, quercia, e allora si immagina una quercia carica di campanelli al posto delle ghiande. Nel loro esperimento 52 studenti impararono 120 parole russe. Al test del giorno dopo l’ultima lezione, chi aveva usato le parole chiave ne ricordava il 72%, contro il 46% di chi aveva studiato a modo suo, e il vantaggio c’era ancora circa sei settimane dopo (Atkinson & Raugh, 1975).

Perché l’aggancio funzioni:

  • Parti dal suono, non dalla grafia. In italiano si legge come si scrive; in inglese no. Though, through e tough si somigliano sulla carta e per niente all’ascolto.
  • Fai agire le due cose insieme. Una bici accanto alla spiaggia si dimentica; una bici che ci sfreccia sopra, no.
  • Chiudi sul significato. L’immagine deve portarti a “spiaggia”, non solo al suono “bici”.
  • Basta una frase. Se l’associazione va spiegata, non tornerà da sola quando serve.

Passo 3: richiama, non rileggere

Rileggere dà l’impressione di imparare, ma l’impressione inganna. Jeffrey Karpicke e Henry Roediger fecero imparare a degli studenti 40 parole in swahili con la traduzione inglese. Chi continuava a essere interrogato su tutte le parole, anche su quelle già sapute, una settimana dopo ne ricordava circa l’80%. Chi smetteva di essere interrogato su una parola appena la indovinava ne ricordava il 36% o il 33%, anche continuando a rileggerla. E tutti i gruppi pensavano di ricordarne più o meno la metà (Karpicke & Roediger, 2008).

In pratica: copri la traduzione e prova a ricordarla prima di guardare. Prima dall’inglese all’italiano, poi al contrario, che è più difficile ed è quello che serve per parlare.

Passo 4: ripassa al momento giusto

Hermann Ebbinghaus, il primo a misurare l’oblio, scoprì che si dimentica soprattutto subito: un’ora dopo aver imparato una lista, gli serviva già circa metà dello sforzo iniziale per reimpararla, poi l’oblio rallentava molto (Ebbinghaus, 1885). In uno studio su oltre 1350 persone, l’intervallo migliore tra lo studio e il ripasso era circa un quinto del tempo che mancava alla prova, se la prova era dopo qualche settimana, e circa il 5% se era dopo un anno (Cepeda et al., 2008). Lì si imparavano fatti e non parole, ma il principio vale anche per i vocaboli.

Uno schema semplice: ripassa una parola il giorno dopo, poi dopo qualche giorno, dopo una settimana e poi a intervalli sempre più lunghi. Ogni volta, prima prova a ricordare.

Attenzione ai falsi amici

Molti vocaboli inglesi vengono dal latino e ti sembreranno familiari: important, possible, animal. Ma alcuni ingannano. Library è la biblioteca, non la libreria. Camera è la macchina fotografica. Una factory è una fabbrica, non una fattoria. E eventually vuol dire “alla fine”, non “eventualmente”. Quando una parola sembra ovvia ma la frase smette di avere senso, controlla.

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Fonti

  1. Nation, I. S. P. (2006). How large a vocabulary is needed for reading and listening? The Canadian Modern Language Review, 63(1), 59–82.
  2. Atkinson, R. C., & Raugh, M. R. (1975). An application of the mnemonic keyword method to the acquisition of a Russian vocabulary. Journal of Experimental Psychology: Human Learning and Memory, 1(2), 126–133.
  3. Karpicke, J. D., & Roediger, H. L. (2008). The critical importance of retrieval for learning. Science, 319, 966–968.
  4. Ebbinghaus, H. (1885). Über das Gedächtnis. English: Memory: A contribution to experimental psychology (H. A. Ruger & C. E. Bussenius, Trans., 1913).
  5. Cepeda, N. J., Vul, E., Rohrer, D., Wixted, J. T., & Pashler, H. (2008). Spacing effects in learning: A temporal ridgeline of optimal retention. Psychological Science, 19(11), 1095–1102.

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